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Varie 20091224

  • Fire your boss. Articolo interessante riguardo la cattiva gestione dei progetti. Il mantra è “Se il tuo responsabile non riesce a capire tecnicamente cosa stai facendo probabilmente il suo lavoro è sbagliato”. Condivido ma dipende: può succedere di avere un ‘capo’ che non è responsabile. [Via ./]
  • Blizzard pR0N. Una galleria di foto scattate all’interno degli uffici Blizzard, uno dei più grandi spacciatori di droga
    e rinomati (per la qualità) produttori di videogiochi (non voglio fare il conto delle ore di vita perse tra i vari Diablo, Starcraft e Warcraft).
  • Maaaamaa! Mama? “Bohemian rhapsody” cantata e scimmiottata dai ‘The Muppets’. [Via BoingBoing]

Huawei E1750 ed Ubuntu 9.04

Ho sottoscritto un abbonamento dati della H3G ed ho preso in “comodato d’uso” la Huawei E1750. Si differenzia dagli altri modelli per una velocità massima teorica di upload un po’ più alta. Il virgolettato è necessario perché al termine del contratto la chiavetta diventa di proprietà.

La chiavetta è un del tipo “misto”: funge sia da adatattore UMTS che da lettore di schede di memoria MicroSD; possiede inoltre una memoria interna sulla quale sono memorizza i driver per dell’adattore UMTS.

Ci sono anche i driver per Gnu/Linux. In questo momento utilizzo Xubuntu 9.04 e purtroppo lo script di installazione fallisce. Leggendo questo scrtip e quel po’ di documentazione a corredo ho elaborato la seguente procudura:

  • Copiate il file ‘HWActivator’ (usate quello per la vostra architettura: c’è a 32bit ed a 64bit) nella cartella:
    /usr/local/bin

    avendo cura attivare il bit di esecuzione:
    # chmod u+x /usr/local/bin/HWActivator

  • copiate il file ‘runhwactivator’ dentro /etc/init.d/ anche questo deve essere eseguibile. Aggiungete al file /etc/rc.local la seguente riga appena prima di ‘exit 0′:
    bash /etc/init.d/runhwactivator start
    anche qui controllate di avere il bit di esecuzione su /etc/rc.local
  • Aprite il file /etc/init.d/runhwactivator ed alla prima riga non commentata (circa la 25esima) inserite:
    HWAPP=/usr/local/bin/HWActivator
  • Avviate il programma eseguendo:
    # /etc/init.d/rc.local start

Al prossimo riavvio quest’ultimo comando sarà eseguito automaticamente. Questo metodo non fa uso di udev e probabilmente da problemi in caso della sospensione o dell’ibernazione del computer con la chiavetta collegata ma come si dice: “It works on my computer!“.

Dettagli nerd

Gli script del driver fornito con la chiavetta richiedono ‘bash’ per essere eseguiti. In una *buntu standard è necessario esplicitare l’interprete ‘bash’ per runhwactivator perché l’insieme degli script di ‘init.d’ vengono interpretati da ‘dash’ (dalla versione di Ubuntu  6.10). Quest’ultima è strettamente compatibile con POSIX e manca di alcuni costrutti e parole chiave tipiche dello slang di ‘bash’ (la pagina sul wiki di Ubuntu è esaustiva).

La chiavetta e l’abbonamento fanno il loro sporco lavoro. La banda è sufficiente per un uso anche po’ intensivo e in una zona densamente abitata (il centro di una grande città) la linea non è mai caduta accidentalmente, usandola prevalentemente la sera e da fermo. Allego i test di pingtest e speedtest (privi di qualsiasi valore). La connessione è ovviamente dietro NAT.

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Corso autogestito GNU/Linux 2009 al Dip.Informatica di Torino

Ricevo dal lettore di feed e ripubblico molto volentieri:

È in partenza l’edizione 2009 del corso su GNU/Linux gestito autonomamente dagli studenti (ed ex-studenti) di informatica dell’Università di Torino.

Il corso è aperto al pubblico esterno e totalmente gratuito, tuttavia il livello tecnico del corso è piuttosto alto. Non si tratta di un programma adatto ai principianti e sono fondamentali delle basi piuttosto buone; siamo pur sempre nel dipartimento di informatica!
Detto ciò, l’edizione di quest’anno sembra essere molto interessante e almeno la prima lezione è fruibile da tutti, perciò fatevi avanti!

Calendario:

  • 0)   10 marzo  16:00 Codice, soldi, libertà, divertimento
  • 1)   17 marzo  16:00 Architettura del sistema GNU/Linux
  • LIP) 24 marzo  14:00 Installation Party
  • 2)    8 maggio 14:00 Linea di comando, come fare tanto con poco
  • 3)   15 maggio 14:00 Configurazione wired e wireless, servizi di rete
  • 4)   22 maggio 14:00 Il software per lo sviluppo software
  • 5)   29 maggio 14:00 Sicurezza e crittografia
  • 6)    5 giugno 14:00 Virtualizzazione e panoramica sui sistemi UNIX

La lezione 0 non è tecnica ed è adatta a tutti (e molto importante). Le lezioni 1,2 e 3 sono per chi vuole diventare un utente GNU/Linux mediamente esperto. Le restanti sono invece più tecniche per chi vuole qualcosa in più e potrebbero interessare anche i professionisti.

È molto gradito l’avvisare della propria intenzione di partecipare con un commento quì (o per e-mail), lasciando la propria e-mail, per ogni eventualità. Questo genere di commenti non verrà pubblicato.

Le lezioni si terranno in aula B, mentre il LIP in aula studio, salvo variazioni. Il dipartimento di informatica si trova al Piero della Francesca, ingresso da via Pessinetto 12, Torino. Ci sono delle scale esterne e delle porte verde scuro. Materiali e forum del corso sono su i-teach.
Per chi volesse diffondere l’iniziativa, prego di linkare questa pagina per poter ricevere i commenti e le mail di chi vuole partecipare.

Io personalmente terrò le prime 2 lezioni. Sto anche valutando di registrare qualche video, vedremo.

Il corso è dedicato in particolare agli studenti di informatica ma la partecipazione è aperta a chiunque sia interessato all’argomento.

P.S.Quest’anno proprio non ce l’ho fatta a partecipare come docente. Sarà per il prossimo anno :D Go GNU, go!

Consumo Natalizio

Mi raccomando, in questo Natale di crisi consumate, consumate, consumate…

[Fran and Stephen osservano dal tetto esterno del centro commerciale]
Francine Parker: Cosa fanno? Perché vengono qui?
Stephen: Una sorta d’istinto… una memoria di ciò che erano abituati a fare. Questo posto era importante nelle loro vite.

Due protagonisti di “Dawn of the death” osservano la moltitudine di zombie ammassarsi intorno al centro commerciale.

Varie 20081213

  • Noia – Anche se non sono qualificato per dirlo (ironia…) studiare informatica a Torino (poli o unito) è fondamentalmente noioso. In altri posti per fortuna no. Invece a Stanford no.
    Via: Packz
  • Respiriamo merda – Avete presente la leggera foschia che ricopre Torino? Ecco…

    Credits: by andrearatto.homeunix.org/

    Fonte: andrearatto.homeunix.org/index.php/2008/nebbia-marrone/

  • Human battery – In una scena del film Matrix I l’angelo rivelatore Morpheus spiegava che in un futuro prossimo le macchine avrebbero trasformato gli esseri umani in generatori elettrici. Ebbene, i primi passi in questa direzione si stanno già facendo: dopo i primi protipi e concept ecco una applicazione concreta: parlano 1.400kW al giorno dai tornelli di una stazione ferroviaria in Giappone. Secondo me l’indicazione del wattaggio prodotto è imprecisa. Si veda questo pdf per maggiori dettagli.Ovviamente è tutto inutile se l’energia prodotta durante il periodo di vita dell’apparato è inferiore a quella necessaria all’estrazione delle materie prime, del loro trasporto, alla loro raffinazione, al trasporto del raffinato, alla costruzione, all’installazione, alla produzione e allo smaltimento :P (improbabile). Insomma vale lo stesso discorso dei pannelli solari.

Will it blend?

L’ingorgo che spesso tappa via Stradella intorno alle 18:00 è l’ennesima prova empirica che per la razza umana non c’è speranza. Lo sterminio di massa è l’unica soluzione. Scienziati pazzi di tutto il mondo unitevi!

Prometto che il prossimo pezzo lo scrivo su qualcosa di tecnico (mvn2?).

Ubuntu merda (Update 1)

Update 1

  • Il boot è più lento di una manciata di secondi (lo vedo dal conky spiattellato sul dekstop). Togliendo all’avvio “fronzoli” come cups ed un altro paio di servizi si recupera il vecchio tempo di boot.
  • Tutto Mono è fermo alla 1.9.1. con monodevelop fermo ad una preistorica 1.0. Ma perché?! Perché?! Giù di luridi PPA…
  • Al termine dello shutdown il computer resta acceso (roba che neanche una Red Hat del ‘97…)
  • L’hibernate ed il suspend finalmente funzionano.
  • L’hibernate ed il suspend non sputtanano il driver wifi Intel 3945 come accadeva in passato.
  • Il driver wifi Intel 3945 ora funziona davvero (prima se ci si scollegava non era più possibile riconnettersi a nessuna rete senza fili).
  • Perché ad ogni upgrade si ostinano a reinstallare gnome-desktop? Se ho disinstallato merda come tomboy è perché non la voglio, se ho sostituito metacity con openbox l’upgrade non dovrebbe imporre i propri pacchetti rispetto ai miei.
  • Network manager non gestisce la porta ethernet (unmanged mode). Per ovviare basta editare il file /etc/NetworkManager/nm-system-settings.conf, cambiare l’opzione managed da false a true e riavvare nm-system-settings.
  • Questa è la più bella di tutte: se seleziono “Home folder” dal menù “Places” viene aperta la mia cartella utente. Con Totem.

Rimuovendo i packages del kernel (immagine e moduli) l’ordine diventa importante. Se infatti si rimuove prima il pacchetto con l´immagine e poi con i moduli (ad esempio linux-ubuntu-modules-2.6.24-17-386) dpkg nella fase di post remove prova a ricostruire l’initramfs usando l’immagine della stessa versione che è stata appena rimossa.

Per ovviare o si reinstalla l’immagine e si rimuovono i pacchetti nell’ordine giusto (prima i moduli, poi le immagini) oppure si modificano gli script di post remove dei pacchetti dei moduli.

Questi script si trovano in /var/lib/dpkg/info/ e hanno nome nome-del-pacchetto.postrm: è sufficiente mettere un exit 0 appena dopo #!/bin/bash. I pacchetti dei moduli verranno rimossi senza problemi.

Facebook

Uno dei principali fonti di spazzatura che ho a disposizione è composta da quei “giornali” a distribuzione gratuita che ogni mattina qualche devoto di San Precario prova a metterti in mano per pagarsi il cornetto ed il cappuccino.

Sfogliando distrattamente uno dei sopra citati ho scoperto che Facebook sta esplodendo in Italia. Come non credergli. Ne ha parlato anche Urza ma il fatto di avere tre mini colonne a mezza pagina sul giornale rende la notizia per forza vera (anzi, crea la notizia e basta ma qui si va OT). Così ho armato uno dei numerosi personaggi di fantasia, ispirati od inventati, che popolano le mie cazzate.

Tal Pepito Sbazzeguti di guareschiana memoria, bardato di indirizzo e del nome di un anonimo istituto tecnico di periferia si è iscritto su Facebook. Pepito è davvero molto vecchio: è nato il primo Gennaio del 1900 (salvo per un soffio dall’inutile strage) ma Facebook non gli crede e pretende che venga inserita una data realistica.

Evidentemente non vogliono trasformare Facebook in una “Volontà di Dio”. È costretto a mentire perciò pensa “tanto vale farlo bene”: così ha messo una età che gli consente ancora di appartenere al popolo dei ggg ggg ggiovani (ed essere il target ideale per quasi ogni tipo di pubblicità).

Pepito ha scoperto che praticamente tutti i suoi compagni di scuola (beh, quelli ancora vivi ed in libertà…) si trovano su Facebook. La prima cosa che ha pensato è stata: “Embè?”. La seconda cosa che ha pensato è stata “Devo pisciare”. Più interessante la terza cosa che ha pensato: “E ora?”.

Mettiamo ora da parte Pepito. Uno dei motti di Facebook afferma che con esso è facile trovare i vecchi compagni di scuola. Come argutamente già sottolineato dall’Urza il laconico “Embè” di Pepito è la risposta più adatta.

Senza domandare perché dovrei mettermi in contatto con persone che ho perso di vista da decenni, senza esternare il fatto che magari non me ne frega niente ed anzi di un paio mi spiace non siano emigrate in qualche colonia Off-World, io da perpetuo romantico citerei il fatto che in questo modo si perderebbe quel “più” particolare che deriverebbe da quell’incontro casuale che ogni tanto capita.

Per il resto Facebook è guano in forma di bit trasmessi. La volontà che si palesa dall’ergonomia del sito è abbastanza chiara: farti stare sul loro dominio. Ciò ha un non so che di old in stile Web 199X dove venivano tirati su mastodontici portaloni concepito per non far cambiare dominio all’utente.

Il tutto è declinato in salsa Web2.0: grafica leggera, applicazioni interattive ed ovviamente una costante, perpetua e completa profilazione: dai dati di registrazione alle mappe a grafo che descrivono la rete dei contatti con le varie navigazioni per proprietà.

Sì, d’accordo serve per comunicare. Ma perché dovrei usare Facebook per quello? Ai tempi di Pepito si usava IRC: si parlava di più, si condivideva molto e spesso le conoscenze non si perdevano di vista per anni.

Oltre che alla profilazione quello che ho travato ripugnante (sì, termine adatto) è l’inflazione preoccupante della parola “amico”. Mi immagino le reazioni alle inevitabili frizioni della vita sociale: roba del tipo “Non ti cago più sul facebook”. Da comiche.

Se però si possiede il pregio di saper trattare con le persone Facebbok spalanca le porte ad mercato infinito. Se poi si ha anche l’esecrabile scopo di accumulare ricchezze materiali il mestiere del piazzista è assicurato.

Ah, già. Questo post è troppo lungo. Del blogging 2.35-Alpha Build 25 non ho capito una mazza.

Fa anche il caffè

Anche se sono grande appassionato di tecnologia in questo spazio parlo raramente delle ultime puttanate che i geni del marketing riescono a rifilare al volgo. Un po’ perché altri ne parlano molto meglio di quanto potrei fare io ma sopratutto perché tutta quella plastica luccicosa e traslucida, concepita per non durare e progettata all’obsolescenza programmata e con dentro (spesso) qualche tecnologia di DRM, un po’ mi fa schifo.

Tra tutta la chincaglieria disponibile alle masse ad un prezzo più o meno accessibile i prodotti Apple si ritagliano certamente un nicchia ecologica particolare. I geni innovatori, le masse grigie pensanti, gli esperti di comunicazione ed i laureati in IUM hanno sfornato una famiglia di portatili che non ha i bottoni davanti al trackpad: è sufficiente battere due volte velocemente il dito sulla superficie sensibile per simulare il doppio click.

Se Jef Raskin lo venisse a sapere (ma sono certo che ovunque sia ora riesce a vedere tutto ciò) urlerebbe di giubilo. Ma ora la grande notizia: muovete il cursore qui e battate velocemente il dito sul vostro mediocre, infimo, miserrimo e sfigato trackpad non-Apple.

Pensate: loro risparmiamo sui componenti, sui test, sulla manutenzione e te lo fanno anche pagare. Puri geni del male. Ma quello che è peggio è che tutti gli altri copieranno, eccome se copieranno.

[Via Macchianera.net]

Umorismo negro

“Quanti vigili urbani ci vogliono per picchiare un negro?”
“Nessuno. Il colpo parte accidentalmente.”