La città è piena di gente che accampa diritti su ciò che non le appartiene. Inquilini che rivendicano il possesso di proprietà occupate abusivamente. Operai di fabbriche in perdita che esigono di conservare il posto di lavoro. Abitanti degli slum che chiedono l'allacciamento alla rete idrica ed elettrica delle loro abitazioni, costruite illegalmente su terreno pubblico. Funzionari pubblici che rivendicano il diritto di continuare a lavorare anche quando da tempo non c'è più bisogno di loro, a spese del contribuente. Pendolari che rivendicano ulteriori riduzioni delle tariffe ferroviarie, che sono già tra le più basse del mondo. Spettatori cinematografici che chiedono al governo di congelare il prezzo dei biglietti. Per molto tempo il governo indiano ha creduto che la legge della domanda e dell'offerta fosse illusoria; ciò che si paga per una merce, un cibo o un servizio non ha alcun rapporto con i costi sostenuti da chi lo produce.
Maximu City, Suketu Mehta, p.112
Se non ci fossero gli espliciti riferimenti al governo indiano ed agli slum potrebbe essere un brano tratto da un libro che parla dell'Italia (e degli italiani). Il librò è stato associato a Gomorra di Saviano. È un parallelo che è valido solo per la prima parte del libro che comunque è secondo me la più interessante: i Paesi senza un sistema giudiziario equo e funzionante si assomigliano.