Uno dei principali fonti di spazzatura che ho a disposizione è composta da quei "giornali" a distribuzione gratuita che ogni mattina qualche devoto di San Precario prova a metterti in mano per pagarsi il cornetto ed il cappuccino.
Sfogliando distrattamente uno dei sopra citati ho scoperto che Facebook sta esplodendo in Italia. Come non credergli. Ne ha parlato anche Urza ma il fatto di avere tre mini colonne a mezza pagina sul giornale rende la notizia per forza vera (anzi, crea la notizia e basta ma qui si va OT). Così ho armato uno dei numerosi personaggi di fantasia, ispirati od inventati, che popolano le mie cazzate.
Tal Pepito Sbazzeguti di guareschiana memoria, bardato di indirizzo e del nome di un anonimo istituto tecnico di periferia si è iscritto su Facebook. Pepito è davvero molto vecchio: è nato il primo Gennaio del 1900 (salvo per un soffio dall'inutile strage) ma Facebook non gli crede e pretende che venga inserita una data realistica.
Evidentemente non vogliono trasformare Facebook in una "Volontà di Dio". È costretto a mentire perciò pensa "tanto vale farlo bene": così ha messo una età che gli consente ancora di appartenere al popolo dei ggg ggg ggiovani (ed essere il target ideale per quasi ogni tipo di pubblicità).
Pepito ha scoperto che praticamente tutti i suoi compagni di scuola (beh, quelli ancora vivi ed in libertà...) si trovano su Facebook. La prima cosa che ha pensato è stata: "Embè?". La seconda cosa che ha pensato è stata "Devo pisciare". Più interessante la terza cosa che ha pensato: "E ora?".
Mettiamo ora da parte Pepito. Uno dei motti di Facebook afferma che con esso è facile trovare i vecchi compagni di scuola. Come argutamente già sottolineato dall'Urza il laconico "Embè" di Pepito è la risposta più adatta.
Senza domandare perché dovrei mettermi in contatto con persone che ho perso di vista da decenni, senza esternare il fatto che magari non me ne frega niente ed anzi di un paio mi spiace non siano emigrate in qualche colonia Off-World, io da perpetuo romantico citerei il fatto che in questo modo si perderebbe quel "più" particolare che deriverebbe da quell'incontro casuale che ogni tanto capita.
Per il resto Facebook è guano in forma di bit trasmessi. La volontà che si palesa dall'ergonomia del sito è abbastanza chiara: farti stare sul loro dominio. Ciò ha un non so che di old in stile Web 199X dove venivano tirati su mastodontici portaloni concepito per non far cambiare dominio all'utente.
Il tutto è declinato in salsa Web2.0: grafica leggera, applicazioni interattive ed ovviamente una costante, perpetua e completa profilazione: dai dati di registrazione alle mappe a grafo che descrivono la rete dei contatti con le varie navigazioni per proprietà.
Sì, d'accordo serve per comunicare. Ma perché dovrei usare Facebook per quello? Ai tempi di Pepito si usava IRC: si parlava di più, si condivideva molto e spesso le conoscenze non si perdevano di vista per anni.
Oltre che alla profilazione quello che ho travato ripugnante (sì, termine adatto) è l'inflazione preoccupante della parola "amico". Mi immagino le reazioni alle inevitabili frizioni della vita sociale: roba del tipo "Non ti cago più sul facebook". Da comiche.
Se però si possiede il pregio di saper trattare con le persone Facebbok spalanca le porte ad mercato infinito. Se poi si ha anche l'esecrabile scopo di accumulare ricchezze materiali il mestiere del piazzista è assicurato.
Ah, già. Questo post è troppo lungo. Del blogging 2.35-Alpha Build 25 non ho capito una mazza.


